Acrid

Acrid

Gli uomini (iraniani), che mascalzoni! Potremmo parafrasare il titolo del celebre film di Mario Camerini del 1932 per condensare in una battuta il film di Kiarash Asadizadeh in concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale di Roma.

Acrid in inglese, dal persiano Gass , cioè Acre. E in effetti è un film senza consolazione e, purtroppo, senza sfumature. I personaggi maschili, a prescindere dall’ età e dall’estrazione sociale, sono inevitabilmente traditori, violenti, egoisti, bugiardi, alcolizzati.

Come in una staffetta, tre storie si danno il cambio, portando in scena contesti sociali e generazionali molto diversi tra loro. In ognuna delle tre storie c’è una coppia in crisi, sempre per colpa dell’uomo. E all’interno dei singoli “episodi”, si aprono finestre su situazioni in cui è sempre l’uomo a essere infido.

Non è un film riuscitissimo e forse nemmeno la recitazione è sempre all’altezza della media iraniana. Però colpisce che per il suo primo lungometraggio un regista maschio di 32 anni scelga un punto di vista così “femminile”. E non è un caso isolato, se ripensiamo a Barf roye kajha (La neve sui pini) di Peyman Moaadi (ne scrivemmo qui).

Probabilmente il film non sarà ricordato come una delle migliori produzioni iraniane, però ci dice qualcosa di molto interessante sui cambiamenti in atto nella società iraniana.

Lo stesso Asadizadeh spiega nelle note di regia:

Molti anni fa, gli iraniani si dedicavano completamente alla famiglia. Famiglia e coniuge erano parole cariche di amore e rispetto. Ora, dopo molti anni, le fondamenta delle famiglie sono traballanti, per colpa della società ma anche della famiglia stessa. Queste considerazioni hanno ispirato il mio primo lungometraggio. Il film rappresenta solo in parte le famiglie iraniane di oggi. Non vuole necessariamente diagnosticare o risolvere problemi. Il mio scopo è semplicemente di mettere in guardia quelle famiglie inconsapevoli, all’interno delle quali persone innocenti rischiano di essere vittime di violenze e mancanze. Secondo il mio punto di vista, si raccoglie ciò che si semina e il film è ispirato a questa filosofia. Speriamo che possa colpirci al cuore e farci comprendere cosa stiamo facendo e dove stiamo andando.

Regia: Kiarash Asadizadeh

Sceneggiatura: Kiarash Asadizadeh

Fotografia: Majid Gorjian

Montaggio: Kiarash Asadizadeh

Scenografia: Kiarash Asadizadeh

Costumi: Melodi Ali Esmaeili

Musica: Ankido Darash

Suono: Vahid Moghadasi

Cast: Roya Javidnia, Ehsan Amani, Pantea Panahiha, Saber Abar, Shabnam Moghadami, Mahsa Alafar, Mahana Noormohammadi, Sadaf Ahmadi, Nawal Sharifi, Mohammadreza Ghaffari

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