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Giornalista, blogger, autore di diversi libri sull'Iran. Twitter: @anto_sacchetti

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Hassan Rouhani si è insediato per il suo secondo mandato da presidente dell’Iran. La cerimonia del giuramento svoltasi il 5 agosto ha visto la partecipazione di una folta delegazione di rappresentati di Paesi di tutto il mondo. Il personaggio che ha suscitato più attenzione è stata l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.

Come al solito, sui social e sui media si è parlato molto dei selfie dei parlamentari e del foulard della Mogherini, e poco o nulla del fatto che questo dimostri una popolarità conquistata dal rappresentante dell’Ue in occasione dell’accordo sul nucleare del 2015. Il gossip e la polemica facile, come al solito, sono più forti proprio perché più facili.

Federica Mogherini è stata l’ospite più fotografato dai parlamentari iraniani

 

Un messaggio di moderazione

Il secondo mandato di Rouhani inizia nel segno di due grandi differenze rispetto al primo, una positiva e l’altra negativa. Quella positiva è che Rouhani può contare su un successo già raggiunto: quell’accordo sul nucleare oggi un po’ sottovalutato, rappresenta in realtà una svolta epocale nella politica estera iraniana. Era un obiettivo dichiarato e raggiunto: Rouhani continua a spenderlo politicamente e a difenderlo, come vederemo. La novità negativa è che oggi il presidente eletto non può più contare su Rafsanjani,  suo grande mentore politico, morto a gennaio.

Rouhani ha annunciato solennemente che l’Iran “non ha intenzione di ritirarsi dall’accordo sul nucleare” ma non resterà immobile di fronte alle negligenze degli Stati Uniti. Rouhani ha anche definito il JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) un “modello per la relazioni e il diritto internazionale”. Per l’esattezza, Rouhani ha usato il termine di “madre dei negoziati”.

Rouhani 2.0Il riformista Shargh parla di rinnovo dell’impegno della nazione


Rouhani 2.0

Il conservatore Kayhan critica Rouhani per aver svelato la “madre dei negoziati” invece della “madre delle sanzioni”

In tutti i passaggi di politica internazionale, Rouhani ha usato toni cauti, indicando nel dialogo la soluzione delle crisi in Siria e Yemen. Nessuna critica all’Arabia saudita o alle monarchie del Golfo.

Mano tesa alle forze armate

Rouhani ha inoltre sottolineato l’importanza delle forze armate nella difesa della nazione. Un passaggio che è sembrato un chiaro tentativo di riconciliazione con la Guardia rivoluzionaria, con cui era entrato in polemica durante la campagna elettorale. Questa apertura di credito arriva dopo un incontro tenutosi il 24 luglio con i vertici dei pasdaran, tra cui il generale Mohammad Ali Jafari e il generale Qasem Soleimani.

Il nuovo governo

In base alla Costituzione, Rouhani ha adesso due settimane per sottoporre al parlamento la lista dei ministri. Che – ricordiamolo – devono ricevere singolarmente la fiducia dell’Aula. Le indiscrezioni parlano di un esecutivo rinnovato a metà. Sarà sicuramente un governo di “larghe intese”, che comprenderà non solo moderati ma anche riformisti e qualche conservatore. I riformisti sono stati indispensabili per la vittoria al primo turno: senza la mobilitazione di personaggi carismatici come l’ex presidente Khatami, difficilmente Rouhani avrebbe portato a casa il successo in modo così netto. Tra i conservatori è in atto un processo di ridefinizione sia delle posizioni dei singoli sia della natura stessa della fazione politica.

L’8 agosto Rouhani ha inviato al Parlamento la lista dei ministri:

 

Petrolio: Bijan Namdar Zanganeh

Interni: Abdolreza Rahmani Fazli

Affari economici e Finanza: Massoud Karbasian

Intelligence: Seyyed Mahmoud Alavi

Energia: Habibollah Bitaraf

Difesa: Amir Hatami

Industria, Miniere e Commercio: Mohammad Shariatmadari

Aagricoltura: Mahmoud Hojjati

Lavoro, cooperazione e Welfare: Ali Rabi’ee

Strade e Sviluppo Urbano: Abbas Akhoundi

Educazione: Seyyed Mohammad Bat’haei

Salute: Seyyed Hassan Qazizadeh Hashemi

Sport e gioventù: Massoud Soltanifar

Esteri: Mohammad Javad Zarif

Giustizia: Seyyed Alireza Avaei

Cultura e Guida Islamica: Seyyed Abbas Salehi

Comunicazione e Information Technology: Mohammad Javad Azari Jahromi

 

In questa prima lista manca la casella del ministro per Scienze, ricerca e tecnologia. Secondo alcune indiscrezioni questo dicastero potrebbe essere assegnato a una donna e accontentare così le aspettative dell’elettorato femminile che ha sostenuto Rouhani. Non mancano, invece, le prime polemiche.

Va ricordato che il parlamento – oggi a maggioranza moderato-riformista – vota la fiducia a ogni singolo ministro. Ed un paio di nomi indicati da Rouhani sarebbero particolarmente indigesti. Si tratta di due ministri confermati nel loro ruolo: il ministro del Lavoro Rabi’ee e quello degli Interni Fazli. Il primo è accusato dai riformisti non solo di non essere stato un buon ministro nel primo mandato di Rouhani, ma anche di aver ostacolato la riapertura dell’Associazione dei giornalisti iraniani, chiusa dal governo Ahmadinejad nel 2009. A Fazli si rimprovera il mancato rinnovo di molti governatori nominati dal governo Ahmadinejad e la gestione non proprio brillante delle scorse elezioni presidenziali, quando si crearono file lunghissime ai seggi e molte persone non riuscirono a votare.

Almeno su questi due nomi si preannuncia battaglia.

Il 9 agosto Rouhani ha nominato vicepresidenti tre donne. Si tratta di Masoumeh Ebtekar con delega alle Donne e gli affari familiari, Laya Joneidi agli Affari legali e il Shahindokht Molaverdi come assistente del presidente per i Diritti di cittadinanza.  Molaverdi ed Ebtekar erano già vicepresidente, la prima con la delega alle Donne e agli affari familiari, la seconda alla Protezione dell’ambiente.